No TAV

In Calabria il primo paese “deleghistizzato”.

Pannelli che avvertono della distanza dalla Lega nord. Un decalogo di convivenza che esclude vessazioni contro gli immigrati.

In Calabria primo paese deleghizzato

Militanti leghisti

“Volete cambiare il Tricolore. Volete le gabbie salariali, e poi presidi, magistrati, poliziotti e carabinieri, impiegati dell’Inps e del catasto, tutti con il “passaporto” della Padania in tasca e il dialetto bergamasco sulla lingua. Insomma: volete sfasciare l’Italia. E noi ci deleghistizziamo». Incespica sull’ultima parola – un neologismo brutto ma necessario – ma riesce a dirla Giovanni Manoccio. Un sindaco che ha già sollevato un vespaio di polemiche. Perché il suo Comune (per sadico gusto della suspense vi diremo dopo come si chiama e dove si trova) è il primo d’Italia ad essersi «deleghistizzato».

Tranquilli, è tutto a posto. C’è una regolare delibera, approvata il 4 agosto all’unanimità, che prevede finanche l’installazione di «pannelli all’interno della cittadina con l’indicazione di “Paese deleghistizzato”».

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La Padania Libera non corre in Nike.

Calzature Nike

Calzature Nike

Le voleva così. Nike, certo, perché il marchio è quello giusto e come fare a meno di quella virgola sghemba che corre ai piedi di mezzo mondo? Però, visto che siamo del nord e che a Sanremo ci piacerebbe sentire le canzoni in dialetto, e che da Roma in giù meglio lasciar perdere, vicino al marchio che più multinazionale di così si muore lui, ecco, ci avrebbe visto volentieri una scritta di quelle che allarga il cuore: «Padania libera».

E così un militante leghista ha chiesto alla Nike di fare il miracolo: sposare il marchio planetario alle ambizioni di campanile, tanto per personalizzare un po’ le sue scarpe da ginnastica. Le nozze però non ci sono state, dall’azienda è arrivato un rifiuto senza cuore che ha colmato di sdegno il deputato della Lega Giacomo Chiappori.

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Le “Grandi opere”

Mestre, “passante” in tilt. L’opera inaugurata da Silvio Berlusconi.

Code in autostrada

Code in autostrada

Chi non era diretto a Villa Certosa ma verso altri luoghi di vacanza ieri non ha trascorso una bella giornata . Insieme alla tradizionale Salerno – Reggio Calabria (un inferno di lamiere come di consueto) a bloccarsi è stato ieri anche l’appena inaugurato “passante di Mestre”.  32 km di fila, nemmeno un’area di sosta e la Protezione Civile costretta s distribuire diecimila bottigliette d’acqua agli automobilisti incolonnati. Finchè alle 14 non è stato addirittura chiuso. L’opera che avrebbe dovuto smaltire il traffico del nodo veneto, inaugurata da Silvio Berlusconi in persona lo scorso 8 febbraio, è andata in tilt alla prima occasione critica. L’ Anas ha annunciato una “verifica ispettiva”. E il governatore del Veneto Giancarlo Gallan (Pdl) ne ha approfittato per ironizzare polemicamente: “Appare evidente a tutti che c’è di più di una qualche emergenza infrastrutturale in Veneto, cioè a nord di Roma”. In realtà sulla Salerno – Reggio Calabria la situazione non era affatto migliore (e i cantieri sono ancora aperti), ma questo fa ormai meno notizia.

Fonte: il manifesto
2 Agosto 2009

Brambilla in rete non brilla- La Gelmini litiga col pettine-Con un tratto di penna i laghi lombardi dentano puliti-L’AGCOM si scorada di Mediaset….

1 – BRAMBILLA IN RETE NON BRILLA…

On Brambilla

On Brambilla

Michela Vittoria Brambilla è stata promossa ministro del Turismo, ma su Internet il suo dicastero non figura, si è rinviati a quello dello Sviluppo economico. La rossa però non demorde e ha rilanciato con 5 milioni di euro il portale Italia.it (uscito peraltro con una serie di strafalcioni geografici, tra cui una cartina in cui la Basilicata era spostata in Campania). Sempre sul Web Brambilla ha attivato come ministro Turistia4zampe.it, per combattere l’abbandono dei cani in estate. Il dominio è registrato da una fantomatica “Unità di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, via della Ferratella in Laterano 51, Roma”.

Il numero di telefono rimanda però alla Viamatica, società privata di Piacenza, che ne cura la messa in Rete. Curioso: è la stessa che si occupa del sito personale del ministro: e nella home page di quello della Viamatica risalta il logo dell’ormai defunta Tv della Libertà creata dalla Brambilla. Direttore del canale era Giorgio Medail, giornalista esperto di paranormale, con cui sempre Mvb realizzò anni fa esilaranti interviste per il programma Mediaset ‘I misteri della notte’.

Come ripagarlo? Semplice, con un ruolo di ‘contatto amministrativo’ a Turistia4zampe.it. E perché affidare anche questo sito a Viamatica? Perché titolare è il brambilliano Luca Moschini, già candidato (in Veneto, non eletto) con il Pdl nel 2008 da vicepresidente dei giovani imprenditori di Confcommercio, di cui Mvb è stata la numero uno. (Vi.P.)

1 – MARIA STELLA CADENTE…
Mariastella contro il pettine. Nella calda estate dei 25 mila supplenti in libera uscita ci si è

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Tasse 2009 in Italia: aumenta pressione fiscale fino al 43%.

Pil contratto dell’1,7%, deficit al 3,7%, debito pubblico al 111,2%, la pressione che arriverà al 43,3%. Le stime 2009 del governo.

Le stime 2009 del governo inserite in una bozza dell’aggiornamento del Programma di stabilità italiano non promettono nulla di buono: il pil si contrae dell’1,7%, il deficit sale al 3,7%, il debito pubblico al 111,2% ed è previsto un aumento della pressione che arriverà al 43,3%.

Nella bozza del documento che accompagna il Programma di stabilità e che sarà portato alla Commissione Europea di Bruxelles, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Nonostante questo, ci sarà un aumento della pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, che tornerà ad attestarsi sul 43% del 2008 al 43,3% del 2009, cioè al picco registrato nel 2007 dal precedente governo.

Come nel 2007, dunque, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l’anno in cui gli italiani pagarono l’Eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.

Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, inoltre, indica che “nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni success

Marianna Quatraro per Business on line

Il mercato nero dei treni merci “Sui binari 4mila vagoni fantasma”

Le procure di Napoli e Civitavecchia indagano sul fenomemo.
Dieci gli indagati, ottanta società nel mirino. Una truffa da decine di milioni di Euro.
carri maerci

carri merci

ROMA - Sono almeno quattromila i carri merci fantasma he circolano sulla nostra rete ferroviaria. Dei rugginosi zombie su ruote, riverniciati alla bene e meglio. Carrette esauste, a fine vita, già di proprietà delle Ferrovie dello Stato, destinate alla rottamazione di ogni loro componente meccanico e strutturale, ma mai rottamate. Piuttosto, riavviate sul mercato con numeri di telaio taroccati e oggi utilizzate da aziende private o per il trasporto generico delle merci, ovvero per la movimentazione di ghiaia, terra e materiale di risulta nei cantieri dove quelle stesse ditte spesso lavorano in appalto o subappalto con le Ferrovie.

All’indomani della strage di Viareggio, la domanda posta dall’inchiesta di “Repubblica” il 6 luglio scorso (”In Italia, quanta roba cannibalizzata e criccata circola?”), nel primo di una serie di articoli sul lato oscuro del traffico merci nel nostro Paese, sulla manutenzione dei carri e la loro “cannibalizzazione” e “rigenerazione”, trova una prima risposta. Per altro, solida, se si sta alla fonte che documenta la stima. Perché quel numero di carrette – 4000 – e l’avverbio (”almeno”) che ne autorizza una lettura per difetto, lasciando immaginare ordini di grandezza persino superiori, è ora documentato dal lavoro istruttorio che, da due anni, la Procura della Repubblica e il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli stanno conducendo proprio sul mercato nero dei carri merci.

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Terremoto Fs dopo Viareggio salta il responsabile sicurezza.

Un avvicendamento previsto, ma accelerato dalla tragedia nella stazione toscana.
Il responsabile della direzione sostituito da un uomo vicino al presidente.
Viareggio

Disastro in stazione a Viareggio

ROMA – Terremoto ai vertici delle Ferrovie dello Stato a venti giorni dalla tragedia di Viareggio. Emilio Maestrini, responsabile della “Direzione ingegneria, sicurezza e qualità di sistema”, è stato rimosso dal suo incarico e sostituito con Donato Carillo, stretto collaboratore dell’amministratore delegato Mauro Moretti. Un cambio di cui si parlava già da tempo, ma accelerato forse dal disastro di venti giorni fa, quando un treno merci carico di Gpl di passaggio per la stazione di Viareggio, si è rovesciato a ridosso delle case che costeggiano la ferrovia, causando 28 morti, decine di ferite e centinaia di sfollati. Immediatamente le inchieste aperte hanno messo in luce che il rogo che ha devastato tutto un quartiere, causando la morte di intere famiglie, era stato causato dal “cedimento strutturale di un componente meccanico”, così come aveva dichiarato il procuratore di Lucca, Aldo Cicala.

Usura dunque, cattiva manutenzione, prima di tutto, ma non solo, del fusello, la parte terminale dell’asse del primo carrello del primo vagone che si è spezzato e sul quale era stata rilevata una profonda fenditura. E proprio il sospetto che la tragedia fosse stata causata da una concatenazione di revisioni mancanti e controlli superficiali, aveva portato le Ferrovie a sospendere i trasporti con i carri della società Gatx, proprietaria dei vagoni deragliati. Provvedimento a cui Trenitalia aveva fatto seguire la sospensione del contratto di manutenzione con la Cima di Mantova, l’azienda che nel marzo scorso, tre mesi prima dell’incidente, aveva eseguito per conto di Gatx la revisione dei carrelli del vagone cisterna deragliato a Viareggio, e che lavorava per le Ferrovie dal 1945.

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In treno con l’ombrello aperto

E’ accaduto venerdì sulla Milano-Mortara: il soffitto del treno era bucato e i passeggeri si sono dovuti riparare.

soffitto bucato

Un passeggero sul treno dal soffitto bucato

ABBIATEGRASSO (MILANO) - La necessità aguzza l’ingegno. Lo sanno bene i pendolari della Milano–Mortara, una delle linee più disagiate della Lombardia. Venerdì scorso, sul treno delle 7.17 da Abbiategrasso (che sostituiva, tra l’altro quello delle 6.55, soppresso senza preavviso) alcuni passeggeri hanno dovuto viaggiare sotto l’ombrello. In una delle carrozze, infatti, c’era un buco nel tetto e l’acqua colava, rendendo inutilizzabili ben quattro sedili. Il treno, però, era pieno e pur di non viaggiare in piedi, quattro persone si sono sedute lo stesso, grazie al provvidenziale intervento di un altro pendolare che si era portato dietro un ombrellino tascabile. Non è la prima volta che ai viaggiatori della Milano–Mortara succedono disavventure simili.

INTRAPPOLATI – La settimana scorsa, alcuni passeggeri rimasti “intrappolati” in una carrozza sotto il sole e senza aria condizionata sono stati “salvati” proprio dall’intervento di un pendolare che aveva con sé una brugola che ha permesso di aprire il finestrino. La Milano–Mortara, che è in via di raddoppio, soffre di carenze decennali. Per questo soppressioni e ritardi per guasti alla linea elettrica sono all’ordine del giorno. I pendolari sono riuniti in due comitati, la “Freccia delle risaie” di Abbiategrasso e il comitato “Diritti degli utenti” di Vigevano. Con il completamento del raddoppio della linea (che però riguarda solo il tratto da Milano a Albairate e da Parona Lomellina a Mortara), previsto entro la fine di quest’anno, la situazione dovrebbe migliorare. La Regione Lombardia e Trenitalia hanno però già annunciato che al momento non ci sono i fondi necessari per l’acquisto di nuovi treni.

18 luglio 2009

Giovanna Maria Fagnani

Fonte: Corriere della sera

Ferrovie, prima la sicurezza poi le liberalizzazioni.

Quando accade un incidente grave come quello di Viareggio è giusto chiedersi se ci siano delle responsabilità, sia individuali che di sistema. Sul banco degli accusati è finita anche la liberalizzazione delle ferrovie, della cui bontà si può discutere all’infinito, ma una cosa è certa: liberalizzando e aprendo ad una moltitudine di soggetti un sistema che prima era integrato all’interno del monopolista pubblico, il mantenimento di standard elevati di sicurezza richiede non meno, ma più sforzi. In particolare sono necessarie norme e soggetti del tutto nuovi: lo insegna l’esperienza del trasporto aereo dove opera un articolato sistema internazionale di controlli, ispezioni e segnalazioni. Insomma, una volta che si decide di fare una liberalizzazione, questa va fatta per bene. Ma quella ferroviaria – in Europa e in Italia – è stata fatta male proprio sul versante della sicurezza. Ci sono dunque delle responsabilità politiche che vanno individuate.

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Il macchinista che riconta i morti ogni notte

«Li rivedo, non ho responsabilità  ma a volte provo un senso di colpa»

Stazione di Viareggio

Stazione di Viareggio

Roberto è innocente. Roberto non ha provocato nessun disastro, ha fatto soltanto il suo dovere. Ma dalle 23,48 del 29 giugno la sua vita è cambiata, lui lo sa, sarà sempre ricordato come il macchinista del treno 50325 deragliato a Viareggio. In scalinata Cortopassi alla Spezia questa notte c’è una finestra illuminata. Un’ora di buio, poi di nuovo la luce, e dietro la luce un tormento. Oltre il vetro c’è un uomo che da dieci giorni passa le ore a guardare la televisione, ad aspettare i tg. A sperare che il giornalista non aggiunga un altro nome alla lista dei morti. Ma Roberto Fochesato – 56 anni, più di venti sulle locomotive – dopo cinque giorni di tregua ieri si è sentito di nuovo gelare il sangue: dallo schermo il giornalista si è affacciato in casa sua per annunciare che il fuoco di Viareggio si era portato via un’altra vita, la ventitreesima: morta Sara Orsi, una ragazza di 24 anni.

«Non è colpa mia, me lo dicono tutti, lo so. Se fossi io il colpevole, adesso sarei andato fuori di testa. Ma provate un po’ a mettervi nei miei panni», si sfoga. Impossibile immaginare il tormento che lo consuma. E non importa che gli inquirenti un’ora dopo la tragedia avessero escluso la sua responsabilità. Alla fine a fare i conti con gli incubi che gli popolano il cervello c’è solo lui: «Continuo a rivedere i feriti e i morti. Sono dieci giorni che vado avanti con le gocce, me le hanno date per calmarmi». Abita in un quartiere semplice, cresciuto disordinatamente nel dopoguerra, che ti ricorda però una Liguria operaia piena di dignità, di orgoglio per il lavoro. Proprio come Roberto che prima di ogni turno attraversava la strada e prendeva un caffè al bar davanti a casa. Poi in bicicletta andava alla stazione Migliarina per salire sulle locomotive, bestioni da cento tonnellate che si tirano dietro anche merci pericolose, come quei 14 vagoni di gas.

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