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		<title>Ferrovie, il giudice reintegra De Angelis licenziato per aver parlato dell&#8217;Etr spezzato</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 21:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thepequod</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute per il macchinista che in una intervista aveva rivelato della sicurezza dei treni.
&#8220;Ho fatto il mio dovere nell&#8217;interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini&#8221;
Ad attendere la sentenza anche i comitati sorti dopo la strage di Viareggio del 29 giugno scorso.
 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute per il macchinista che in una intervista aveva rivelato della sicurezza dei treni.</h5>
<h6>&#8220;Ho fatto il mio dovere nell&#8217;interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini&#8221;<br />
Ad attendere la sentenza anche i comitati sorti dopo la strage di Viareggio del 29 giugno scorso.</h6>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_585" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><strong><strong><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/dante.jpg"><img class="size-full wp-image-585" title="Dante De Angelis" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/dante.jpg" alt="Dante De Angelis" width="230" height="340" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">Dante De Angelis</p></div>
<p><strong>ROMA -</strong> Licenziamento annullato, immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute. E&#8217; la sentenza del giudice del lavoro di Roma Dario Conte sulla vicenda del licenziamento del ferroviere Dante De Angelis.</p>
<p>Macchinista del deposito locomotive di Roma-San Lorenzo, De Angelis fu sollevato dall&#8217;incarico dopo che le Ferrovie gli contestarono di aver reso dichiarazioni contrarie alla verità sulle cause e sugli effetti di un episodio risalente al 14 luglio 2008, quando, a Milano, un Etr senza passeggeri si &#8220;spezzò&#8221; mentre veniva trasferito dall&#8217;officina della Martesana alla stazione centrale.</p>
<p>Per il macchinista licenziato, e adesso reintegrato, lo &#8220;spezzamento&#8221; era stato un incidente potenzialmente molto pericoloso in quanto era anche un campanello d&#8217;allarme che poneva all&#8217;attenzione la questione della manutenzione, della progettazione e dei controlli sugli Etr. Il giudice del lavoro ha condannato Ferrovie a pagare le spese di giudizio. Tra 60 giorni le motivazioni della sentenza.</p>
<p>&#8220;Sono sereno perché resto convinto di aver fatto il mio dovere nell&#8217;interesse della sicurezza di tutti, ferrovieri, pendolari e tutti i cittadini&#8221;. E&#8217; il commento a caldo di Dante De Angelis, che è anche rappresentante lavoratori per la sicurezza. <a title="Video sul reintegro di Dante De Angelis" href="http://www.youtube.com/watch?v=yrEE5LHZKMo " target="_blank"></a></p>
<p><a title="Video sul reintegro di Dante De Angelis" href="http://www.youtube.com/watch?v=yrEE5LHZKMo " target="_blank">De Angelis era stato accolto da un centinaio</a> di suoi sostenitori arrivati da ogni parte d&#8217;Italia, in attesa della decisione del giudice davanti agli uffici di viale Giulio Cesare, che lo hanno salutato con scroscianti applausi. C&#8217;erano anche componenti dei comitati sorti dopo la strage di Viareggio del 29 giugno scorso, quello di via Ponchielli, luogo del disastro, e dell&#8217;Associazione 29 giugno. A loro il macchinista ha assicurato che continuerà &#8220;a fare il suo lavoro, e se i compagni di lavoro lo vorranno, ad occuparmi di sicurezza&#8221;.<br />
&#8220;Quando è giunta la notizia del reintegro al lavoro di De Angelis c&#8217;è stato un urlo di gioia &#8211; ha riferito l&#8217;assessore provinciale di Lucca alla protezione civile, Emiliano Favilla &#8211; da parte delle persone presenti che da sempre gli sono stati vicine. De Angelis anche in occasione della strage di Viareggio è venuto in città più di una volta a manifestare insieme ai cittadini viareggini per chiedere che venga fatta giustizia e che vengano alla luce i responsabili&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; una sentenza molto importante &#8211; hanno commentato i legali di De Angelis, gli avvocati Piergiovanni Alleva e Pierluigi Panici &#8211; perché restaura il diritto di espressione e critica da parte dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e respinge la pretesa dell&#8217;azienda che voleva limitare questa libertà con l&#8217;idea che un eventuale, e in questo caso non esistente, errore nell&#8217;esercizio di un importante incarico possa comparare il licenziamento&#8221;.</p>
<p>Fonte : <a title="La Repubblica.it" href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/macchinista-reintegrato/macchinista-reintegrato/macchinista-reintegrato.html?ref=search" target="_blank">La Repubblica.it</a></p>
<p>26 Ottobre 2009</p>
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		<title>Locomotore a fuoco, paura per il gas a Zoagli (Genova)</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 11:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thepequod</dc:creator>
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		<category><![CDATA[macchinisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella notte, paura a Zoagli a causa di un principio di incendio divampato su un locomotore che trainava un treno merci composto da dieci carri-cisterna adibiti al trasporto di propilene, un gas altamente infiammabile. I carri erano vuoti, per fortuna, ma i macchinisti hanno segnalato la presenza di alcuni residui in ciascuna delle cisterne. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_580" class="wp-caption alignleft" style="width: 168px"><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/4ACA5C40_002782_8A66A8C9_Foto_mail_PICTURE-158x2371.jpg"><img class="size-full wp-image-580" title="L'intervento dei Vigli del fuoco" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/10/4ACA5C40_002782_8A66A8C9_Foto_mail_PICTURE-158x2371.jpg" alt="Paura a Zoagli (GE)" width="158" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">Paura a Zoagli (GE)</p></div>
<p>Nella notte, paura a Zoagli a causa di un principio di incendio divampato su un locomotore che trainava un treno merci composto da dieci carri-cisterna adibiti al trasporto di propilene, un gas altamente infiammabile. I carri erano vuoti, per fortuna, ma i macchinisti hanno segnalato la presenza di alcuni residui in ciascuna delle cisterne. Per molti minuti si è temuto che si ripetesse una nuova tragedia come quella di Viareggio, lo scorso 30 giugno, che provocò una strage e tantissimi. danni.</p>
<p>Le fiamme sono divampate alle 20.15, mentre il convoglio transitava all’interno della galleria Castellaro, in località Arenella di Zoagli, esattamente sotto la casa di riposo Conte Canevaro, appena superata la stazione ferroviaria di Zoagli, subito dopo il viadotto che attraversa l’abitato di Zoagli, mentre viaggiava in direzione di Genova.</p>
<p>macchinisti hanno notato il fumo che fuoriusciva dal locomotore E656 della Divisione Cargo di Trenitalia, un vecchio “Caimano”, e hanno immediatamente azionato i freni. Subito dopo hanno avvertito il centralino 115 dei vigili del fuoco di Genova, dando l’allarme. Sul posto sono immediatamente arrivati i pompieri di Chiavari e di Rapallo, oltre a una squadra inviata dal comando provinciale.</p>
<p>A provvedere a recintare e a a mettere in sicurezza la zona delle operazioni hanno provveduto, intanto, i carabinieri della stazione di Zoagli e della compagnia di Chiavari.</p>
<p><span id="more-577"></span>I vigili del fuoco hanno avuto difficoltà a raggiungere il locomotore all’interno del tunnel, anche perché occorreva, prima di iniziare le operazioni di spegnimento, disattivare l’alimentazione della linea aerea elettrica da 3000 volt. Contemporaneamente, personale di Trenitalia ha inviato sul posto uno specialista per coordinare le operazioni sulla linea ferroviaria. Dalla centrale veniva intanto bloccata la circolazione di tutti i convogli in entrambi i sensi.</p>
<p>Subito dopo l’inizio dell’intervento dei vigili del fuoco, le fiamme hanno incominciato a divampare con maggiore violenza, creando una densa nuvola di fumo bianco che ha ostacolato il lavoro degli uomini, invadendo l’intera galleria e azzerando la visibilità.</p>
<p>A quel punto è divenuto ancora più urgente provvedere a portare al’esterno del tunnel i carri-cisterna, a rischio di esplosione.</p>
<p>I capisquadra dei vigili del fuoco hanno quindi deciso di chiedere l’intervento di un altro locomotore che, agganciando il convoglio bloccato in galleria dalla coda, lato Zoagli, lo trainasse all’esterno del tunnel portandolo a distanza di sicurezza. I pompieri hanno spiegato al personale delle Ferrovie che l’operazione andava conclusa in brevissimo tempo, altrimenti sarebbero stati costretti a ordinare l’evacuazione dell’area abitata sopra la ferrovia.</p>
<p>Alle 21.47, fortunatamente, è giunto sul luogo dell’incendio da Chiavari un locomotore che era fermo sui binari della stazione e gli è stato subito agganciato il convoglio che, subito dopo, è stato trainato all’aperto mentre dal locomotore continuava a uscire fumo. Un’operazione non facile, dal momento che il treno era ancora frenato.</p>
<p>Alle 22.07 il treno è stato finalmente spostato dal tunnel e, più tardi, si è poi deciso di spostarlo in stazione a Zoagli, dove i vigili del fuoco hanno potuto cominciare l’operazione di spegnimento della combustione sul locomotore con getti d’acqua, mettendolo quindi in sicurezza, oltre la mezzanotte.</p>
<p>L’incidente ha creato enormi disagi al traffico ferroviario sulla linea tirrenica, spaccando in due la Liguria e interrompendo i collegamenti tra Torino e Milano con la Toscana e il centro-sud d’Italia. A lungo bloccato a Riva Trigoso anche il treno Eurostar Fast.</p>
<p>Soltanto alle 22.40 è stato possibile riattivare il traffico ferroviario su un binario unico per entrambe le direzioni, mentre le operazioni di bonifica sono andate avanti sino alle 2.30. Tantissimi i ritardi accumulati dai convogli nelle oltre due ore e mezzo in cui il traffico è rimasto bloccato: è stato necessario attendere ancora diverse ore prima che la circolazione sulla linea Genova-La Spezia potesse riprendere completamente.</p>
<p>Fonte:<em> <a title="Il SecoloXIX" href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/levante/2009/10/05/AM9IVEzC-locomotore_zoagli_paura.shtml" target="_blank">Il Secolo XIX</a></em><br />
Simone Traverso<br />
6 Ottobre 2009</p>
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		<title>Treno deraglia in viale Monza e cade in un cortile.</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 12:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thepequod</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;incidente domenica sera intorno alle 22.45 all&#8217;altezza di viale Monza, a Milano. Rallentamenti alle stazioni di Lambrate, Garibaldi e Rogoredo. Formigoni: «Un&#8217;inchiesta regionale»



   MILANO &#8211; Molti treni in arrivo e in partenza da Milano Centrale potrebbero subire oggi limitazioni e ritardi a causa del deragliamento avvenuto nella tarda serata di domenica a Milano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>L&#8217;incidente domenica sera intorno alle 22.45 all&#8217;altezza di viale Monza, a Milano. Rallentamenti alle stazioni di Lambrate, Garibaldi e Rogoredo. Formigoni: «Un&#8217;inchiesta regionale»</h4>
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<p><strong>IL DERAGLIAMENTO </strong>- Il deragliamento avvenuto domenica sera avrebbe potuto avere un bilancio ben diverso se il convoglio fosse stato pieno di viaggiatori. Due carrozze, infatti, sono finite fin dentro il cortile di un palazzo. Secondo la prima ricostruzione il convoglio era diretto al deposito Martesana. Il treno finito fuori dai binari, un passeggeri vuoto, stava percorrendo il tratto ferroviario che porta in deposito, dove sarebbe stato ricoverato fino a domani, quando era prevista una sua nuova partenza. Il secondo treno che non è stato coinvolto, era in arrivo alla stazione Centrale e si è trovato davanti l&#8217;altro convoglio: ma il segnale di sicurezza è scattato e il passeggeri (questo però pieno di viaggiatori), si è fermato a distanza. Il deragliamento, per cause ancora tutte da accertare, è avvenuto intorno alle 22.45, all&#8217;altezza di viale Monza, tra i civici 90 e 101, dietro i quali scorre la massicciata sopraelevata. A uscire dai binari, poco prima di un ponte ferroviario, all&#8217;incrocio con via Popoli Uniti (dove si trova il palazzo nel cui cortile sono cadute le carrozze) sono state la motrice e cinque vagoni del treno vuoto. Due sole sono finite giù dal terrapieno, con un boato, e si sono accartocciate l&#8217;una sull&#8217;altra, avvolte da un denso fumo nero. Naturalmente c&#8217;è stato molto spavento tra i passeggeri del treno non coinvolto, che hanno immaginato di trovarsi di fronte a un disastro con morti e feriti. Invece, solo il macchinista del treno è stato soccorso per al­cune contusioni: oltre a lui, nei vagoni, non c’era nessuno. Nella caduta il locomotore ha sfondato il tetto di un capanno­ne di pupazzi: di giorno, qui, si lavora.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">STRAGE EVITATA -</span> Decine le chiamate ricevute da polizia e vigili del fuoco. Alla fine, comunque, il treno non coinvolto è stato trainato in stazione da una motrice diesel, dato che la linea elettrica era interrotta. Anche nel condominio c&#8217;è stato il panico: «Eravamo a letto davanti alla tv &#8211; ha detto un&#8217;inquilina &#8211; quando è tremato tutto. Pensavamo al terremoto. Poi ci siamo affacciati e abbiamo visto tutto il cortile riempito di fumo. Quando si è diradato non credevamo ai nostri occhi. C&#8217;erano due vagoni davanti alla finestra, uno sull&#8217;altro». «Sono anni che chiedia­mo barriere di sicurezza», de­nuncia un altro residente, An­drea Croci: «Poteva essere una catastrofe». I vigili annuiscono. Il traffico attorno alla Stazio­ne Centrale si è paralizzato; so­lo verso mezzanotte sono state ripristinate le linee verso Vene­zia, mentre erano ancora inter­rotte quelle dirette a Rogoredo. Tutti i convogli provenienti da Sud sono stati fermati a Rogore­do o a Lambrate. Trenitalia, in tarda serata, ha ipotizzato che il macchinista possa aver «brucia­to» un semaforo: «È stato supe­rato un segnale disposto al ros­so».</p>
<p><span style="font-weight: bold;">CHIARIRE LA DINAMICA -</span> Per chiarire la dinamica dell&#8217;incidente, le ferrovie dello Stato hanno aperto un’inchiesta amministrativa. Il presidente della regione, Roberto Formigoni, ha fatto sapere di aver «ordinato una inchiesta regionale» e di aver convocato, per il pomeriggio, i responsabili della società ferroviaria. «Vogliamo che la società ferroviaria ci spieghi come sia potuto accadere un incidente del genere &#8211; ha detto Formigoni -. Voglio che sia fatta piena luce perchè la sua dinamica pare incomprensibile».</p>
<p><!-- google_ad_section_end --><br />
21 settembre 2009<br />
Fonte: <a title="Treno deraglia in Viale Monza (mi)" href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_settembre_21/treno-deragliato-viale-monza-1601790782549.shtml" target="_blank"><em>Corriere.it</em></a></p>
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		<title>Silvio Story, tutti i padroni della banca Rasini</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 13:35:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thepequod</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lavanderia di denaro sporco nello sportello-gioiello di piazza Mercanti. E un incendio che cancella gli archivi.
Ma torniamo in piazza Mercanti e seguiamo le sorti della microbanca Rasini. La Milano del boom economico poi della crisi e del terrorismo prima della Milano da bere è una città amministrata ininterrottamente dai primi anni sessanta da sindaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>La lavanderia di denaro sporco nello sportello-gioiello di piazza Mercanti. E un incendio che cancella gli archivi.</h5>
<div id="attachment_546" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/padania-berlusconi-mafia.jpg"><img class="size-medium wp-image-546 " title="La Padania: i padroni della banca Rasini" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/padania-berlusconi-mafia-300x250.jpg" alt="I padroni della banca Rasini" width="300" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">I padroni della banca Rasini</p></div>
<p>Ma torniamo in piazza Mercanti e seguiamo le sorti della microbanca Rasini. La Milano del boom economico poi della crisi e del terrorismo prima della Milano da bere è una città amministrata ininterrottamente dai primi anni sessanta da sindaci di area socialista, da Bucalossi fino a Pillitteri. Fino a Mani Pulite. In questo contesto tra il 1961 e il 1972 sono inviati al soggiorno obbligato in Lombardia 372 mafiosi che costruiscono una fitta rete d’affari criminale. Molti di questi nomi compaiono nell’informativa della Criminalpol (rapporto 0500/C.A.S del 13 aprile 1981), duecento pagine sulle indagini sulla mafia a Milano e in Lombardia e i suoi collegamenti con le famiglie siciliane e con quelle americane di Cosa Nostra. [</p>
<p>Sulla base dei nomi, dei legami e delle intercettazioni finite in quel rapporto, la notte del 14 febbraio 1983 vengono arrestati vari imprenditori perchè legati a Cosa Nostra e si scopre che lo sportello-gioiello di piazza Mercanti serviva come lavanderia di denaro sporco. In manette finiscono Giuseppe Bono, Antonio Virgilio, Salvatore Enea e Luigi Monti, tramite i quali erano diventati clienti della Banca Rasini i clan mafiosi della famiglia Fidanzati, Bono e Gaeta. Virgilio e Monti hanno legami, documentati da intercettazioni telefoniche, con Vittorio Mangano, il mafioso palermitano assunto come stalliere ad Arcore da Berlusconi e amico di Marcello Dell’Utri (ma questi saranno protagonisti di alcune prossime puntate).</p>
<p><span id="more-544"></span>Un giro d’affari pazzesco per quegli anni: sul conto corrente di Antonio Virgilio transitano tra il 28 febbraio del 1980 e il 31 maggio del 1982 operazioni per quasi cinquanta miliardi; la Rasini ha scontato a Virgilio oltre un miliardo di lire (360 milioni da una gioielleria di piazza di Spagna); Salvatore Enea, un altro della mafia dei colletti bianchi ha fatto versamenti per 828 milioni di euro. Questo il mondo che si muove intorno allo sportello di piazza Mercanti. Va precisato e messo in evidenza che la famiglia Berlusconi non ha più alcun tipo di contatto o legame operativo con la banca a partire dal 1973 quando Luigi si dimette e il conte Rasini cede il comando agli Azzaretto. In rispetto alla cronaca va anche aggiunto che un incendio distrugge tutti i documenti bancari relativi al periodo antecedente al 1973 (così risulta dalle dichiarazioni dei responsabili della banca nell’ambito del processo Dell’Utri). A ben vedere, l’unico, a parte Berlusconi, ancora lucido e vivente che conosce i segreti della Banca è Batliner (vedere puntata precedente) che controllando un terzo del capitale sociale dell’istituto è decisivo per ogni scelta. Non solo: il libro inchiesta di Pinotti e Gumpel ricostruisce il dietro le quinte delle tre fiduciarie del Liechtenstein e arriva ad ipotizzare che «tre protagonisti della finanza vaticana (Sindona, Calvi e Marcinkus)avrebbero una partecipazione coperta nella Rasini». Dopo il blitz di San Valentino anche gli Azzaretto decidono che è meglio lasciar fare.</p>
<p>Tra l’83 e l ’84 il controllo dell’istituto passa alla famiglia di Nino Rovelli, “re della petrolchimica” sarda, protagonista dello scandalo Imi-Sir. Le più recenti cronache giudiziarie ci hanno spiegato che uno dei protagonisti di quell’affaire, l’avvocato Cesare Previti (nello staff legale di Berlusconi già dai primi anni settanta), riuscì a corrompere i giudici per far avere ai Rovelli un risarcimento di mille miliardi di lire.</p>
<p>Perché Rovelli, mai stato banchiere, si prende la Rasini? Chi gli chiede questo favore? Ancora una volta Pinotti e Gumpel, che a loro volta riprendono un’intervista alla baronessa Cordopatri cliente della Rasini, arrivano ad alcune conclusioni: dietro la Rasini c’è Giulio Andreotti, già dai tempi degli Azzaretto. «Certo è &#8211; scrivono a proposito dei motivi che hanno convinto i Rovelli prima e la Popolare di Lodi poi a rilevare la banca di piazza Mercanti &#8211; che una bancarotta della Rasini non avrebbe giovato a nessuno. Avrebbe richiamato gli ispettori della Banca d’Italia e creato uno scandalo. Andava impedito un altro caso Sindona. Si spiega così il colpo dei Rovelli: salvare una banca amica del Vaticano». Nel 1992 la Popolare di Lodi assorbe la Rasini. E il 5 settembre 2003 anche le tre società del Liechtenstein vengono cancellate. Evapora così, prima nel fuoco poi nel nulla, la memoria della banca dei segreti.</p>
<p>di <em>Claudia Fusani</em><br />
19 Settembre 2002<br />
Fonte: <a href="http://www.unita.it/news/italia/88635/azzaretto_rovelli_popolare_lodi_tutti_i_padroni_della_rasini" target="_blank"><em>L&#8217; Unità</em></a></p>
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		<title>La fotocamera open-source che si aggiorna a costo zero</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 09:42:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Verrà messa in commercio tra circa un anno e costerà poco più di 1000 euro.  Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard.
OPEN-SOURCE significa &#8220;codice aperto&#8221;. Caratterizza quel software i cui autori consentono ad altri sviluppatori indipendenti di modificarlo e di migliorarlo, grazie a specifiche licenze d&#8217;uso. E&#8217; del tutto trasparente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><span style="color: #339966;">Verrà messa in commercio tra circa un anno e costerà poco più di 1000 euro.  Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard.</span></h4>
<div id="attachment_538" class="wp-caption alignleft" style="width: 205px"><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/este_04192634_27240.jpg"><img class="size-medium wp-image-538" title="Prof. Marc Levoy" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/este_04192634_27240-195x300.jpg" alt="Prof. Marc Levoy" width="195" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Prof. Marc Levoy</p></div>
<p><a title="Open source" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source" target="_blank">OPEN-SOURCE</a> significa &#8220;codice aperto&#8221;. Caratterizza quel software i cui autori consentono ad altri sviluppatori indipendenti di modificarlo e di migliorarlo, grazie a specifiche licenze d&#8217;uso. E&#8217; del tutto trasparente e anche gratis. Stavolta questa definizione riguarda il software che gestisce una macchina fotografica. La prima macchina digitale open-source verrà prodotta e messa in commercio nel giro di un anno. Il costo sarà decisamente elevato, più di 1000 euro. Ma va detto che questo dispositivo potrà essere aggiornato di continuo con nuovi programmi e reso quindi più moderno senza spendere altri quattrini, oltre alla possibilità per gli appassionati di informatica e fotografia di progettare personalmente le innovazioni da inserire.</p>
<p>L&#8217;idea è stata lanciata dal professore di scienze Marc Levoy della Stanford University in California, che con l&#8217;aiuto dell&#8217;assistente Andrew Adam ha creato la &#8220;Frankencamera&#8221;, così battezzata perché realizzata utilizzando componenti di apparecchiature diverse come il chip di un Nokia N95, le lenti di una fotocamera Canon e una scheda madre Texas Instruments.</p>
<p>Con questo nuovo strumento sarà possibile creare applicazioni per controllare l&#8217;autofocus, il flash, sfruttare la velocità dell&#8217;otturatore per effetti particolari o fornire software per l&#8217;editing. Un negozio online sarà poi messo a disposizione degli utenti grazie a un sistema operativo basato su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux,</a> il sistema operativo Open source pewr eccellenza.</p>
<p>Il progetto è stato appoggiato da Nokia, Adobe Systems, Kodak e Hewlett-Packard, consapevoli delle potenzialità che si spalancano quando la tecnologia sposa l&#8217;<em>open-source</em> (basti pensare all&#8217;Android market, dove sviluppatori di ogni parte del mondo mettono a disposizione i loro contenuti in modo trasparente, e spesso gratuitamente). &#8220;Le fotocamere di oggi &#8211; spiega Levoy a Sciencedaily- sono impostate in base a sistemi molto rigidi. Il nostro obiettivo è quello di ottenere la massima precisione a costi bassissimi&#8221;.<br />
Chi userà questa fotocamera non sarà costretto a stare dietro al mercato inseguendo il nuovo modello né a utilizzare i programmi messi in commercio e progettati per essere applicati solo a questo o quel modello. Potrà divertirsi e sperimentare di tutto, creando una macchina fotografica personale e al tempo stesso quanto mai &#8220;collettiva&#8221;, perché frutto dei contributi di tanti appassionati. Ecco perché il professor Levoy tiene a precisare che &#8220;questa scoperta servirà a infondere negli amanti della fotografia un nuovo entusiasmo nei confronti delle tecnologia&#8221;. E dalla passione, come è noto, possono nascere solo delle belle fotografie.</p>
<p>di <em>Sara Ficocelli</em><br />
Fonte :<a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/tecnologia/camera-open-source/camera-open-source/camera-open-source.html?ref=hpspr1" target="_blank"><em> La Repubblica</em></a></p>
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		<title>Berlusconi buonista sulla (sua) tv tunisina</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 08:55:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Berlusconi alla Tv tunisina: «Casa e lavoro a chi viene in Italia&#8230;» 
Tutto si può dire di Silvio Berlusconi, meno che non sia coerente. Recita il ruolo di pilastro dell&#8217;alleanza atlantica quando si trova a colloquio con Bush e Obama, ma non rinuncia alle effusioni con Vladimir Putin quando va in visita in Russia. Discute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Berlusconi alla Tv tunisina: «Casa e lavoro a chi viene in Italia&#8230;» </strong></h3>
<div id="attachment_533" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a title="Berlusconi alla Tv tunisina" href="http://www.youtube.com/watch?v=buOLH4UwAaA" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-533" title="Berlusconi alla Tv tunisina" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/09/BERLUSCONI_NESSMATV-300x250.jpg" alt="Berlusconi alla Tv tunisina" width="300" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Berlusconi alla Tv tunisina</p></div>
<p>Tutto si può dire di Silvio Berlusconi, meno che non sia coerente. Recita il ruolo di pilastro dell&#8217;alleanza atlantica quando si trova a colloquio con Bush e Obama, ma non rinuncia alle effusioni con Vladimir Putin quando va in visita in Russia. Discute affettuosamente con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy salvo poi siglare importanti accordi energetici con Turchia e Russia. Va a braccetto con Gheddafi prima di firmare contratti petroliferi e poi rivendica il ruolo di paladino dei diritti umani e della democrazia quando torna in patria. Non importa quante giravolte gli tocchi fare, la politica estera del presidente del consiglio sembra avere una sola infallibile bussola: il proprio interesse.</p>
<p>Non stupisce quindi che Silvio Berlusconi, capo di un governo che ha promosso alcune delle norme più rigide d&#8217;Europa sull&#8217;immigrazione, dal reato di immigrazione clandestina ai medici spia, fino al sistematico ricorso ai respingimenti al confine, si trasformi in un agnellino terzomondista quando si trova in visita nei paesi del Nordafrica.</p>
<p>E&#8217; sfuggita ai media italiani &#8211; ma non alla rete &#8211; la performance del presidente del consiglio dello scorso 18 agosto, allorché si trovava in visita privata a Tunisi. Durante la visita, al termine di un incontro con il presidente tunisino Ben Alì, il presidente del consiglio ha partecipato a Ness Nessma, programma della televisione satellitare tunisina Nessma TV, acquisita lo scorso anno per il 50 per cento da Mediaset e dalla società di Tarak Ben Ammar Quinta Communications. Interpellato sui temi dell&#8217;immigrazione su una tv maghrebina di sua proprietà, guardata da centinaia di migliaia di nordafricani, poteva il premier ripetere il solito copione «cattivista» ormai noto in patria o vantarsi delle norme emanate dal suo governo? Certo che no: ricordatevi la storia della bussola.<span id="more-527"></span></p>
<p>Ecco un&#8217;altra giravolta, quindi: Berlusconi spalanca le porte dell&#8217;Italia ai cittadini del Maghreb. Il video è stato trovato, sottotitolato e reso disponibile dal blogger e collaboratore de l&#8217;Unità Daniele Sensi, che sostiene – e ne ha ogni ragione – che a questo punto “il pacchetto sicurezza in realtà non è mai esistito”. Nel corso della trasmissione, infatti, Berlusconi sostiene la necessità di &#8220;aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia&#8221; (altro che quote) e che il nostro paese ha “il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con totale apertura di cuore, e di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e la possibilità di un benessere che significa anche la salute, l&#8217;apertura di tutti i nostri ospedali per le loro necessità, e questa è la politica del mio governo&#8221;. Insomma, lavoro, case, scuole e ospedali per gli immigrati. Come programma di governo non è male. Chissà che ne pensano gli elettori della Lega&#8230;</p>
<p>Guarda i video : <a title="Berlusconi alla Tv tunisina,prima parte" href="http://www.youtube.com/watch?v=dbsXQpA3sMc" target="_blank">prima parte</a>, <a title="Berlusconi alla Tv tunisina, seconda parte" href="http://www.youtube.com/watch?v=buOLH4UwAaA" target="_blank">seconda parte.</a></p>
<p>di Francesco Costa<br />
Fonte:<a href="http://www.unita.it/news/italia/87823/berlusconi_buonista_sulla_sua_tv_tunisina" target="_blank"><em> L&#8217;Unità</em></a></p>
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		<title>Intervista a Dante De Angelis</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 17:06:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Marco Bazzoni]]></category>
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		<description><![CDATA[Dante De Angelis, il ferroviere licenziato ad agosto 2008 dalle Ferrovie dello Stato per procurato allarme, parla della tragedia di Viareggio
Sul blog di Beppe Grillo si puo&#8217; leggere una lettera di Marco Bazzoni (Rls) a proposito della nuova legge sulla sicurezza sul lavoro.
Vale la pena leggerla:
&#8220;Caro Beppe,
tutti gli infortuni, gli invalidi, le malattie professionali e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Dante De Angelis, il ferroviere licenziato ad agosto 2008 dalle Ferrovie dello Stato per procurato allarme, parla della tragedia di Viareggio</h4>
<div id="attachment_517" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=g6r2bzB29jQ" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-517" title="Dante De Angelis" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/video_lavoro-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Dante De Angelis e la tragedia di Viareggio</p></div>
<p><span>Sul blog di <a title="Blog di Beppe Grillo" href="http://www.beppegrillo.it/" target="_blank">Beppe Grillo</a> si puo&#8217; leggere una lettera di <a title="Marco Bazzoni" href="http://www.youtube.com/watch?v=jkSbcLWl3QY" target="_blank">Marco Bazzoni </a>(Rls) a proposito della nuova legge sulla sicurezza sul lavoro.</span></p>
<p><span>Vale la pena leggerla:</span></p>
<p>&#8220;<em>Caro Beppe</em>,<br />
tutti gli infortuni, gli invalidi, le malattie professionali e le morti sul lavoro non sono abbastanza se il Governo Berlusconi ha pensato di smantellare il Dlgs 81/08 (testo unico per la sicurezza sul lavoro) con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), piuttosto che renderlo funzionale.E pensare che il Ministro del Lavoro <strong>Sacconi</strong> dopo la <strong>strage sul lavoro al depuratore di Mineo</strong> (CT) dell&#8217;11 giugno 2008, che costò la vita a sei operai comunali, annunciò un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro. Se per piano straordinario intendeva questo decreto stiamo freschi. Per anni sono state chieste pene più severe per i datori di lavoro responsabili di gravi infortuni e morti sul lavoro e che non rispettano la sicurezza sul lavoro. Ed il governo <strong>dimezza la maggior parte delle sanzioni</strong> ai datori di lavoro, dirigenti e preposti. Non contento, non potenzia neanche i controlli. Con lo scarso personale ispettivo delle Asl è praticamente impossibile ricevere un controllo. Se va bene un&#8217;azienda ne riceverà uno ogni 33 anni.Ma non è finita qui, onde evitare che qualche imprenditore finisse in galera, si è previsto che al posto dell&#8217;arresto, possa pagare la multa, e faranno tutti così, statene certi. Inoltre, la <strong>salvamanager</strong> non è stata cancellata, ma riscritta, non è spudorata come la precedente, ma dà sempre spazio a manovre e cavilli a favore dei manager.<span id="more-518"></span><br />
Non capisco ancora come <strong>Napolitano</strong> abbia potuto firmare questo decreto, sapendo che questa norma non era stata cancellata.L&#8217;intento della norma è di <strong>scaricare le responsabilità</strong> dei manager su preposti, lavoratori, progettisti, fabbricanti, installatori e medici competenti.Non essendoci certezza della pena, anche se nella remota ipotesi un datore di lavoro venga condannato per la morte di un lavoratore, il carcere &#8220;<em>lo vedrà con il binocolo</em>&#8220;.<br />
Quando penso al povero <strong>Andrea Gagliardoni</strong>, morto il 20 giugno del 2006 a soli 23 anni con la testa schiacciata in una pressa tampografica nella ditta Asoplast di Ortezzano (AP), al povero <strong>Matteo Valenti</strong>, morto bruciato, dopo 4 giorni di agonia per un gravissimo infortunio sul lavoro (8 novembre 2004) nella ditta Mobiloil di Viareggio, ai <strong>quattro operai morti carbonizzati</strong> nell&#8217;esplosione alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno (25 novembre 2006), allo loro famiglie che non avuto neanche giustizia ( 8 mesi con la condizionale per la morte di Andrea Gagliardoni, 1 anno e 4 mesi con la condizionale per la morte di Matteo Valenti , mentre quello per la morte dei 4 operai alla Umbria Olii manco è iniziato, e non sappiamo neanche se inizierà mai), mi domando in che Paese viviamo?<br />
Ci definiamo una &#8220;<em>Repubblica fondata sul lavoro</em>&#8220;, ma forse sarebbe più corretto dire, una &#8220;<em>Repubblica fondata sulle morti sul lavoro&#8221;</em>. Come si fa a definire civile, un Paese dove ogni anno ci sono <strong>1200 morti sul lavoro</strong>?  Qualcuno adesso dirà che nell&#8217;anno 2008 ci sono stati 1120 morti sul lavoro (secondo l&#8217;INAIL) e che c&#8217;è stato anche un calo degli infortuni sul lavoro.Ma andrebbe ricordato a quel qualcuno, che nel 2008 c&#8217;è stata la <strong>più grossa crisi finanziaria ed economica</strong> dal secondo dopoguerra ad oggi, e che quel calo dipende più da questo (cassaintegrazione, mobilità, chiusure di aziende), che a una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro.Che poi, se vogliamo proprio dirla tutta, i dati dell&#8217;INAIL non sono oro colato, ma solo un punto di riferimento. Questi dati non tengono conto degli <strong>infortuni denunciati come malattia</strong>, che si stima siano intorno a <strong>200 mila ogni anno</strong>, se non oltre, di tutti i lavoratori che muoiono in &#8220;<em>nero</em>&#8221; che vengono abbandonati fuori dai cantieri o dalle fabbriche. Poi ci sono gli Rls che denunciano la scarsa sicurezza in azienda,che vengono minacciati, multati o peggio ancora licenziati, come è successo al povero <strong>Dante De Angelis</strong>, la cui unica colpa è quella di aver denunciato prima alla sua azienda, e poi ai mezzi d&#8217;informazione la scarsa manutenzione e sicurezza sui <strong>treni eurostar</strong>.E&#8217; passato un anno dal suo licenziamento, ma ad oggi non è stato ancora reintegrato, nonostante le migliaia di firme raccolte a suo favore, nonostante che quello che aveva denunciato si sia rivelato tristemente vero, nonostante il 29 giugno 2009, ci sia stato a <strong>Viareggio un disastro ferroviario</strong>, che ha fatto a tutt&#8217;oggi 29 morti.E intanto abbiamo un ex sindacalista a capo di FS, che va dicendo a destra e a manca, che le ferrovie italiane sono le più sicure d&#8217;Europa.<br />
Vale la pena ricordare, che dal 14 giugno 2009 è stato introdotto il &#8220;<em>macchinista unico</em>&#8220;, e purtroppo, gli incidenti ferroviari, sono destinati tristemente ad aumentare. Ha davvero ancora senso andare avanti con questa &#8220;<em>battaglia</em>&#8221; per più sicurezza, o tanto varrebbe <strong>mollare qui</strong>?  Perchè è quello che sto pensando di fare.  Spero pubblicherai la lettera.&#8221; <em> </em></p>
<p><em>Marco Bazzoni.   Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.</em></p>
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		<title>Il settimanale Time attacca i giornali italiani: «Inaffidabili»</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 09:15:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Atto di accusa dal settimanale USA  ‘TIME’:  “La stampa del Belpaese è influenzata da  industriali e politici, molto attenta  ai potenti  e  poco ai  lettori”
Se c&#8217;è qualcosa di sbagliato nella politica italiana, la colpa è anche della stampa del Belpaese: influenzata da industriali e politici, molto attenta ai potenti e poco ai lettori. L&#8217;atto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Atto di accusa dal settimanale USA  ‘TIME’:  “La stampa del Belpaese è influenzata da  industriali e politici, molto attenta  ai potenti  e  poco ai  lettori”</h4>
<div id="attachment_512" class="wp-caption alignleft" style="width: 188px"><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/time.jpg"><img class="size-full wp-image-512" title="Time" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/time.jpg" alt="Time" width="178" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Time</p></div>
<p>Se c&#8217;è qualcosa di sbagliato nella politica italiana, la colpa è anche della stampa del Belpaese: influenzata da industriali e politici, molto attenta ai potenti e poco ai lettori. L&#8217;atto di accusa arriva dal settimanale Usa <a title="Articolo in originale" href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1917663,00.html?artId=1917663?contType=article?chn=world" target="_blank">Time</a>, che lancia l&#8217;affondo: «Giornali italiani, fonti inaffidabili».</p>
<p>In un Paese dove il primo ministro controlla le tv, solo una persona su dieci compra un quotidiano, contro una su cinque negli Stati Uniti e tre su cinque in Giappone, osserva Stephan Faris, citando i dati della World Association of Newspapers. «Agli italiani, a quanto pare, non interessa leggere le notizie». E se il problema non stesse nell&#8217;appetito degli italiani per le notizie, ma in «quello che c&#8217;è sul menu?».</p>
<p>«I giornalisti italiani sembrano scrivere l&#8217;uno per l&#8217;altro, per i politici o per il piacere di leggere la loro prosa»: Faris racconta di averlo detto, il mese scorso, a un festival letterario in Sardegna e di essere stato applaudito dal pubblico. Così si è reso conto dell&#8217;insoddisfazione della gente per quello che oggi l&#8217;informazione offre.</p>
<p>«Non è cambiato molto – <a title="Articolo in originale" href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1917663,00.html?artId=1917663?contType=article?chn=world" target="_blank">si legge sul Time </a>- da quando 50 anni fa il giornalista politico Enzo Forcella dichiarò che i giornali italiani sono scritti solo per 1.500 lettori: ministri, parlamentari, leader di partito, capi sindacali e industriali». L&#8217;articolo cita Paolo Mancini, professore di sociologia delle comunicazioni all&#8217;Università di Perugia: la stampa in Italia è sempre stata scritta da e per l&#8217;élite intellettuale. E quando c&#8217;è una notizia politica, ci sono magari cinque articoli di grandi firme, ma «raramente viene fornito il contesto o il background». «Il lettore della stampa scritta sa già quello che succede. Hanno le notizie. Vogliono il gossip».<span id="more-511"></span></p>
<p>Si è molto parlato del fatto che Silvio Berlusconi controlla la televisione italiana, ma anche «la stampa scritta ha il suo conflitto di interessi», fa notare Faris. Il gruppo Fiat – scrive – ha partecipazioni di controllo nei quotidiani Corriere della Sera e La Stampa. La Repubblica è di proprietà di Carlo De Benedetti, «rivale di Berlusconi, con interessi nell&#8217;energia, nell&#8217;automobile e nella sanità». Il Sole 24 Ore appartiene alla principale lobby industriale del Paese (Confindustria, ndr). «Gli imprenditori italiani tendono a dipendere ampiamente dalla politica. Le possibilità di reporting aggressivo sono molto, molto limitate», dice al Time Ricardo Franco Levi, parlamentare dell&#8217;opposizione che nel 1991 diresse l&#8217;Indipendente, «breve tentativo di fare un giornale davvero indipendente».</p>
<p>Non manca neppure l&#8217;influenza diretta del governo. Il Time ricorda che in giugno, Berlusconi invitò le imprese a non dare pubblicità ai giornali «che cantano la canzone dell&#8217;insoddisfazione e della catastrofe», alludendo ai giornali che pubblicano le salaci vicende della sua vita personale. «Ciò sarebbe accettato in qualsiasi altro angolo del mondo?», si domanda Levi.</p>
<p>«Non c&#8217;è da sorprendersi se gli italiani sempre più si volgono verso fonti alternative d&#8217;informazione», continua il Time. Negli ultimi anni è cresciuta la free press: con budget limitati, «ha dovuto offrire ai lettori qualcosa di nuovo, le notizie». Faris ricorda che nel giorno in cui La Repubblica metteva in prima pagina tre articoli sulle dichiarazioni di Berlusconi «Non sono un santo», il giornale Metro aveva un titolo «ben più rilevante»: «H1N1: 15 milioni di giovani da vaccinare». Online, secondo il Time, hanno largo seguito il blog di Beppe Grillo e Dagospia.</p>
<p>La crisi mondiale dell&#8217;editoria non fa eccezione per l&#8217;Italia. E in un Paese dove i licenziamenti sono quasi vietati, a settembre perderanno lavoro oltre 500 giornalisti. «Eppure la domanda per un diverso tipo di reporting rimane impressionante». Faris cita il caso della rivista Internazionale, un settimanale che raccoglie notizie di media esteri, che l&#8217;anno scorso ha aumentato la circolazione del 25%. «La gente che smette di comprare i giornali non è gente che non vuole informazione – dice il direttore Giovanni De Mauro &#8211; E&#8217; gente che vuole un diverso tipo di informazione».</p>
<p>In Italia, almeno, conclude l&#8217;articolo del Time, «gli editori che vogliono salvare i loro giornali potrebbero cominciare col soddisfare la fame dei lettori».</p>
<p>di Elysa Fazzino<br />
Fonte: <a title="il sole 24 ore" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/08/time-giornali-italiani-inaffidabili.shtml?uuid=8c5cc544-909c-11de-a286-7b3903aa1bcd&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank"><em>&#8220;il sole 24 ore&#8221;</em></a><br />
<em>24 Agosto 2009</em></p>
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		<title>Auto di lusso dalla mafia alla polizia. Restituite: &#8220;Non possiamo permettercele&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 13:57:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Natale 2008, il ministro Maroni annunciò che le macchine (Ferrari, Porsche, Bmw) sequestrate ai boss sarebbero passate alle forze dell&#8217;ordine. Ora la Polizia di Stato ha deciso di rimandarle indietro: &#8220;Troppo costosa la manutenzione&#8221; A tarda sera la nota di Manganelli: &#8220;Una circolare fatta solo per evitare sprechi&#8221;
ROMA &#8211; L&#8217;annuncio che le auto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h6><span style="color: #800000;">A Natale 2008, il ministro Maroni annunciò che le macchine (Ferrari, Porsche, Bmw) sequestrate ai boss sarebbero passate alle forze dell&#8217;ordine. Ora la Polizia di Stato ha deciso di rimandarle indietro: &#8220;Troppo costosa la manutenzione&#8221; A tarda sera la nota di Manganelli: &#8220;Una circolare fatta solo per evitare sprechi&#8221;</span></h6>
<div id="attachment_489" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/stor_16072216_06310.jpg"><img class="size-full wp-image-489" title="Maroni firma il protocollo sull'uso dei beni sequestati alla camorra" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/stor_16072216_06310.jpg" alt="Maroni firma il protocollo sull'uso dei beni sequestati alla camorra" width="230" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Maroni firma il protocollo sull&#39;uso dei beni sequestati alla camorra</p></div>
<p>ROMA &#8211; L&#8217;annuncio che le auto di grossa cilindrata sequestrate alla mafia sarebbero state messe a disposizione della Polizia il ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni l&#8217;aveva dato <a href="http://download.repubblica.it/pdf/2009/dismissione_auto_cilindrata.pdf" target="_blank">a Natale dell&#8217;anno scorso</a>, in occasione della conferenza stampa di fine anno. Una Ferrari 512 gialla e una Porsche Cayenne nera erano le prime vetture di lusso confiscate &#8211; per usare le parole dei titolare del Viminale &#8211; &#8220;da fare girare con la polizia a bordo nei posti dove prima girava il mafioso, per far capire che il clima è cambiato&#8221;.</p>
<p>Il contrordine è arrivato nei giorni scorsi in sordina, con una laconica circolare della Direzione centrale dei servizi tecnico logistici del Dipartimento di pubblica sicurezza. Le auto di grossa cilindrata la polizia non le vuole perché la manutenzione è troppo costosa: &#8220;Al fine di contenere le spese di manutenzione del parco veicolare della Polizia di Stato, si dispone la restituzione alle competenti autorità giudiziarie di tutte le autovetture di cilindrata superiore a 2500cc&#8221;.</p>
<p>I mafiosi non vedranno dunque agenti girare sulle loro auto di lusso. Sapranno, invece, che lo Stato che gliele ha confiscate non ha i soldi per farle usare alle forze dell&#8217;ordine. L&#8217;entità della spesa è tutt&#8217;altro che trascurabile perché &#8211; stando a fonti del Viminale &#8211; da quando è entrata in vigore la norma voluta da Maroni che consente di utilizzare subito le auto sequestrate per reati connessi all&#8217;attività mafiosa, alla polizia sono state assegnate mille vetture di grossa cilindrata. Sono quasi sempre Ferrari, Porsche, Bmw M3 ed M5, Audi da 500 Cv e Mercedes Mg, e quindi bisognose di manutenzione costosissima e specializzata.<span id="more-486"></span></p>
<p>Ai problemi tecnici si aggiungono quelli burocratici. Queste supercar sono quasi sempre da reimmatricolare perché intestate a società estere o radiate d&#8217;ufficio in quanto intestate a prestanome che non hanno mai pagato la tassa di possesso. Non solo, tutte queste vetture, essendo passate da depositi giudiziari, sono state depredate di parti preziose, quindi hanno bisogno di lavori di ripristino e costosi pezzi di ricambio.</p>
<p>Non va dimenticato, infine, che la polizia sta vivendo una fase di tagli di risorse che hanno colpito, in particolare, proprio i fondi destinati alla normale manutenzione delle auto di servizio, molte delle quali (una su tre secondo i sindacati, il 20 % secondo il Viminale), sono ferme in garage perché mancano i soldi per farle funzionare.</p>
<p>I poliziotti, manco a dirlo, sono stati fin da subito contrari all&#8217;iniziativa di Maroni. I primi a protestare sono stati già a febbraio i sindacati del Siap secondo i quali a Trapani gli agenti della Squadra Mobile non potevano usare una Bmw3, un&#8217;Audi TT e un Porsche Carrera nuovissime per mancanza di fondi.</p>
<p>Per Enzo Letizia, segretario del funzionari di polizia, &#8220;Non si può fare passare il messaggio che solo la mafia è in grado di utilizzare tali autovetture&#8221;. &#8220;Purtroppo &#8211; aggiunge &#8211; questo è il risultato di leggi fatte di fretta, non meditate, che mettono in difficoltà addirittura gli organi dello Stato anziché agevolarli. Un buon legislatore avrebbe dovuto prevedere nella norma dei processi penali per confische procedure accelerate per quei beni soggetti ad usura e svalutazione nel tempo come le auto di grossa cilindrata. Non è funzionale il sequestro tout court per questo tipo di vetture che, invece, andrebbero confiscate per poi dare il ricavato a quella questura che ha operato che oggi non ha i soldi sufficienti né per lo straordinario, né per le missioni&#8221;.</p>
<p>Tra le prime reazioni quella di Pina Picierno, responsabile Legalità del Partito democratico: &#8221;Caro ministro Maroni, non credo che la polizia abbia bisogno di girare in Ferrari per adempiere alle sue funzioni, penso piuttosto che si accontenterebbe di avere le risorse necessarie per i mezzi, per la benzina, per le macchine, per poterle usare senza che si rompano durante le operazioni. Lasci da parte la propaganda e i lustrini e renda le risorse sottratte nei mesi scorsi al comparto, 3,5miliardi di euro. La propaganda è dannosa, soprattutto quando si tratta di sicurezza&#8221;.</p>
<p>In tarda serata, una lunga nota del capo della Polizia Manganelli. &#8220;Nessuna autovettura nè superiore nè inferiore ai 2500 di cilindrata, oggi utilizzata da strutture investigative nella lotta alla criminalità organizzata verrà restituita. Saranno invece messe a disposizione della magistratura perchè possa valutare la loro migliore utilizzazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le poche autovetture, circa il 15% del totale, che saranno restituite, sono quelle che attualmente non sono usate da strutture investigative a questi fini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Voglio precisare inoltre che la circolare intende evitare sprechi per far sì che ogni risorsa venga utilizzata al meglio nella lotta alle mafie. La circolare è inoltre preliminare ad una ulteriore serie di provvedimenti da emanare che intendono regolare l&#8217;utilizzo dei mezzi a nostra disposizione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Trovo offensivo capovolgere la realtà. Dopo che il ministro dell&#8217;Interno ed io abbiamo annunciato in sedi istituzionali e non il supporto alla lotta alla mafia con le auto sequestrate ai boss, come si fa ad affermare l&#8217;esatto contrario di ciò che si sta facendo?&#8221;.</p>
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		<title>Emilio Fede sull&#8217;aereo di stato</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 08:09:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il conduttore tv in Sardegna ospite di Berlusconi.
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			<content:encoded><![CDATA[<h4><span>Il conduttore tv in Sardegna ospite di Berlusconi.</span></h4>
<div id="attachment_481" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="highslide" href="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/Fede1.jpg"><img class="size-medium wp-image-481" title="Fede sbarca ad Olbia con aereo di Stato" src="http://thepequod.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2009/08/Fede1-300x225.jpg" alt="Fede sbarca ad Olbia con aereo di Stato" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Fede sbarca ad Olbia con aereo di Stato</p></div>
<p><a title="Fede su aereo di Stato" href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/7195247/1/1" target="_blank">All&#8217;aeroporto di Olbia</a> devono aver pensato che, senza nemmeno una bella ragazza, il premier si sarebbe rattristato: e così, lunedì 10 agosto, hanno mandato una graziosa hostess in minigonna ad accogliere il premier arrivato in Sardegna con l&#8217;aereo di Stato. Il Cavaliere &#8211; nella sua consueta tenuta blu-vacanziero &#8211; ha mostrato di gradire. Dopo la discesa del presidente del Consiglio il comitato d&#8217;accoglienza non si è però potuto sciogliere: sulla scaletta è infatti apparso a sorpresa Emilio Fede, in camicia chiara e occhiali scuri. Il premier aveva detto che a Villa Certosa quest&#8217;anno ci sarebbe stato posto solo per la famiglia, ma evidentemente alla fine non ha voluto privarsi dei soliti famigli. E la casa che doveva prendere all&#8217;Aquila? Quale Aquila?</p>
<p>Fonte : <a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/7195247" target="_blank">L&#8217;Espresso</a><br />
12 Agosto 2009</p>
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